Tutto inizio quel maledetto giorno di febbraio del 2003…

Non era in programma, non ci avevo mai pensato seriamente…

Tutto inizio’ iniziato grazie a un licenziamento, che poi licenziamento non è proprio la parola giusta.
Lavoravo come grafico pubblicitario con un contratto CO.CO.CO. (Collaborazione Coordinata e Continuativa) da un anno in uno studio di grafica; senza ferie, senza malattie e senza pensione.

Quel giorno di febbraio, fui chiamata in ufficio dal mio capo. Era da un anno che aspettavo l’assunzione e pensai che quel giorno fosse finalmente arrivata. Invece, inaspettatamente quel giorno mi aspettava qualcosa di ben diverso: una porta chiusa alle spalle e un calcio nel sedere e un bel arrivederci non ci servi più.

Avevo 27 anni, vivevo ancora con i miei genitori in un paesino disperso tra i monti del Friuli, guadagnavo si e no €800 al mese. I miei drammi di vita erano legati a cose superficiali: come combattere la cellulite, dove andare al mare, come mantenere l’abbronzatura, vestiti fighi, Miss Italia, Festivalbar, San Remo etc. Sto parlando di 15 anni fa è?!

Dramma, quel giorno tornai a casa in lacrime. Mia mamma e mia zia sempre state alle mie spalle durante tutta la mia carriera, mi costrinsero a fare causa allo studio tramite i Sindacati. Così feci, ovviamene non da sola, ma con mamma e zia alle spalle.

Nota: ho avuto sempre l’appoggio di mia mamma, ero timida, non avevo coraggio, avevo paura di parlare di dire quello che pensavo, non ero pronta per il mondo del lavoro, forse per il mondo in generale…

Long story short: vinsi la causa. Ma le mie alternative lavorative erano ben misere in quel periodo. Feci colloqui in giro per il Friuli come grafico pubblicitario, ma non c’erano molto opportunità.

Nel mio paesello stavano per aprire un centro commerciale, e cercavano personale di ogni tipo. Mia mamma, guerriera sempre alle mie spalle, mi spinse a fare dei colloqui per Bata e per Eurospar. Feci tutto per quietare le discussioni familiari, ma il solo pensiero di finire a lavorare in mezzo alle mie montagne mi stava facendo venire un poco la nausea. Forse sapevo che mi sarei adagiata alla situazione e non sarei stata capace di muovermi. Mi sembrava davvero l’occasione da prendere al volo e provare a volare.

Piano piano un idea mi si stava formando in testa… LONDRA! Finite le superiori alcune delle mie ex compagne fecero un periodo in Inghilterra; una mia cara amica aveva vissuto a Londra; e a quei tempi sembrava la destinazione top, tutti ci andavano, dove trovare lavoro e la vita erano molto facili. A Londra c’ero già stata anni prima, e la trovai davvero easy da girare ed esplorare. Quindi Londra sembrava la soluzione più logica.

Dopo aver fatto andare male di proposito il colloquio con Bata e aver rifiutato il lavoro come cassiera al Eurospar, presi il coraggio di annunciare la mia decisione alla famiglia e tutto inizio’ a diventare più reale.

Ero pronta! Ingenua, sprovveduta, immatura, ma avevo sta cosa dentro che ce l’avrei fatta. Avevo 27 anni, ero una ragazzetta di un paese dell’altro Friuli che stava per affrontare una metropoli come Londra. Il mio inglese era molto scolastico, studiato per 5 anni ma sapevo solo dire: “My name is.. How are you? I’m fine thank you“.
Non conoscevo nessuno, non avevo appoggi, ma ero pronta per questa avventura che avrebbe dovuto durare fino a Natale.

Tante volte mi sono sentita dire, di come sono stata coraggiosa a partire, cosi allo sbaraglio e sola. Ben presto vivendo all’estero ho scoperto di non essere l’unica, bensì tantissime altre persone che ho conosciuto con gli anni hanno fatto esattamente la stessa cosa.

Così mi arrangiai a trovare casa per avere un posto temporaneo dove vivere. Prenotai il biglietto d’aereo solo andata. Riempii la valigia rossa di cibo (in caso dovessi mai morire di fame) e qualche vestito. Cosi il 22 Giugno 2003 presi l’aereo per quell’avventura che mi avrebbe cambiato la vita per sempre.

Leggi E così Heidi sbarcò a Londra 🙃

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