E così Heidi sbarcò a Londra

Arrivai di domenica pomeriggio a Stansted Airport, con la mia valigia rossa e il portfolio grafico blu. Presi lo Stansted Express, il treno che viaggia tra Stansted e Liverpool Street. Sul treno ero eccitata/preoccupata/impaurita. Mandai un messaggio al Moroso per digli che sul treno c’era la moquette. Ah! La moquette sul treno! Mi pareva una cosa talmente strana ma anche affascinante allo stesso tempo. Ancora non sapevo che avrei odiato così tanto quella moquette che si torva ovunque anche nei bagni, nelle cucine e addirittura nei pub. Ma in quel momento tutto brillava di novità.

Siccome non sapevo dove andare ed ero momentaneamente “ricca”, presi un taxi, il famoso cab nero inglese, troppo bello.
Nota: quella sarebbe stata una delle rarissime occasioni in cui presi il cab nero a Londra, i cab neri costano un occhio della testa, e quando Uber è arrivato a Londra io non c’ero già più :/ Fregatura!

Il cab driver provò a fare un po di conversazione con me. Ricordo ancora la sua faccia, era sulla 40ina, un po’ patito, di colore grigio, sembrava simpatico (per quel che capivo).

Arrivai a destinazione: Holloway Road. Per chi conosce Londra, sa che Holloway Road non è sto posto idilliaco che uno si aspetta quando emigra nella verde Inghilterra. Bensì una strada trafficatissima, un poco zozza, con un sacco di gente, e come dice il mio The English Man: un Shithole. Uno di quei posti dove non ci vuoi mettere piede.

Quando il cab driver si fermò davanti alla mia casetta, mi guardò in faccia dallo spechietto retrovisore. Penso la mia faccia dicesse tutto perché mi disse: “It‘s not what you were expectingright?!” (non ti aspettavi questo, vero?) Almeno penso mi disse questo…
NO! Sto cazzo NO! Io mi aspettavo la tipica casetta vittoriana, con la Bay Window (le finestre sporgenti tipiche inglesi), con giardino e fiori in una zona silenziosa.
Ebbene no, il primo shock semi-drammatico della mia avventura si era appena realizzato. La mia casetta era un appartamento sopra a un Off Licences sulla strada principale. La porta d’ingresso dava sul marciapiede, vicino alle pompe funebri, difornte alla strada che porta all’Arsenal… Io sprofondai…

Suonai il campanello, e una signora con la faccia e un sorriso caloroso e solare mi diede il benvenuto. Questa era La Mia Signora, che mi avrebbe ospitata come lodger nella sua spear room per i prossimi 6 mesi della mia vita. La Mia Signora viveva da sola, con il Nipote Ballerino, che stava da lei qualche sera a settimana (le dinamiche di convivenza non le avevao ancora capite, penso me le abbiano pure spiegate, ma capivo poco e niente).

Notai subitissimo che il nipote era scalzo, senza ciabatte, aveva i calzini e uno era bucato, e si era avventurato in strada a prendere la mia valigia. (shock numero due).

Salimmo la prima rampa di scale, scale strettissime, ma profumava di buono, di pulito.
Arrivammo al primo pianerottolo e c’erano 2 porte piccolissime una di fronte all’altra, La Mia Signora mi fece strada nella porta di sinistra e appena entrata ZAC a destra c’era la mia cameretta (shock numero tre).

Mi fecero fare il tour della casa, e poi mi lasciarono sola nella mia nuova cameretta. Misi giù la valigia, mi sedetti sul divano che un tempo era bianco con i fiori, e scoppiai a piangere con un bel “Ma chi cazzo me lo fa fare?!”

Chiamai mia mamma, in lacime, a dire che ero arrivata tutto a posto ma il posto non mi piaceva. La mamma guerriera, mi consolo’ e mi disse: “Ormai sei lì, hai fatto tanto per arrivare fino a dove sei arrivata, fatti l’estate e poi vedi come va e se non va torna a casa” e con quell’idea di dover stare per altri due mesi, esausta crollai addormentata nel mio lettino nuovo.

Mi svegliai con il rumore della porta d’ingesso (tra il mio letto e la porta d’ingesso c’era solo un muro che ci separava, potevo sentire chi entrava e usciva anche della vicina, sapevo tutti i movimenti… potevo diventare portinaia).
Il Nipote Ballerino e la sua ragazza di colore erano appena usciti (shock numero 4: Il nipote aveva una ragazza di colore??? Ero piacevolmente stupita – da ricordare che vengo dalle Dolomiti friulane, tipo Haidi, e gente di colore hai tempi non se ne vedeva neppure col binocolo).

Iniziai a gironzolare per casa, e mi avventurai in cucina a mettere via i miei 30kg di pasta che mi ero portata dietro all’Italia. Vidi La Mia Signora che fumava sul terrazzino… Io avevo fame e mi stavo per fare gli spaghetti con la salsa alle noci e ricotta siciliana Barilla. Le chiesi se voleva mangiare con me (chiesi è una parola grossa: a mozzichi e segni manuali da brava italiana, mi feci capire)… Lei con quel sorriso caloroso mi disse di si, e in cambio mi fece ubriacare col Pimm’s (che adoro ancora oggi) e mi spiegò che è una tipica bevanda estiva. Ne io ne lei sapevamo che quel giorno di scambio “alchoolico-culinario” avrebbe segnato l’inizio di un amicizia che ancora oggi dura… Con gli anni La Mia Signora ha acquistato un nuovo titolo di vita: La Mia Zia Ingelse. Se non ci fosse stata lei dietro quella porta un po sgarruppata, forse a quest’ora non sarei ancora qua. Ogni volta che vado a trovarla e mi fero a dormire da lei, mi sento a casa, davvero a casa.

Nei primi giorni Londinesi feci la turista, visitai tutto di più, andai da Harrods a provare i vestiti da sera, visitai la famosissima Notting Hill, il Big Bang, Hyde Park etc etc tutte le destinazioni turistiche e immaginabile, mi feci la Tate Modern e il Design Museum (perché da brava grafica era un must che dovevo fare). Girai a destra e a manca: alle volte prendevo il bus per finire in zone sconoscite (chissa dove cazzo sono capitata) per scendere attraversare la strada e prendere lo stesso bus in direzione opposta. Scoprii che tra Trafalgar SquareLeicester SquareCovent Garden, non conviene prendere la tube (metropolitana all’inglese) ma a piedi si fa prima. Ero tutta presa e affascinata, ma non conoscevo nessuno, non avevo amicizie e parlavo a malapena inglese e italiano, e morivo dalla voglia di parlare con qualcuno.

Mi ammalai nel giro di 3 giorni – avevo lasciato i 30‘C estivi italiani per arrivare ai 17‘C ventosi di “pseudo-estate” inglese. Mi venne pure il prurito nelle parti intime (o parti basse come dice mia nonna) per via dell’acqua clorata della metropoli inglese, che non era l’acqua pura di montagna come la mia (ero davvero Haidi, mi mancava solo la pecorella e un amico di nome Peter poi ero a posto).

Ma i giorni da turista finirono quasi subito, quando i soldi iniziarono a scarseggiare, dovetti rimboccarmi le maniche, eliminare la timidezza, tirare fuori le palle e iniziare il calvario del “I’m looking for a job” (La Mia Signora mi disse come si doveva dire). Ma questo e’ un altro capitolo ;)

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