Ma casa dov’è?

Avevo 27 anni quando sono sbarcata in UK.

Alle volte mi capita di fare i conti e pensare che più della metà della mia vita l’ho passata in Italia. Che sì, sono ancora italiana, sì ci sono ancora degli anni prima che passi quella metà, e la cosa mi rassicura e spaventa.
Col passare del tempo mi sembra che piano piano il mio essere italiana sta scivolando via come l’acqua, non riesco più a parlare o a scrivere nella mia lingua di default (anche se la mia madre lingua è il dialetto), mi sento straniera in un paese straniero ma allo stesso tempo sono straniera a casa mia.

Quando torno a casa mi ci vuole più o meno una settimana per recuperare la lingua che è già ora di partire. Quando rientro in UK evito meeting o colloqui importanti la prima settimana dopo l’Italia perché non riesco a parlare in inglese. Il Mio English Man dice che dopo le mie visite in Italia marco la ERRE ancora di più del solito e parlo molto velocemente.

Mi sono costruita una vita qua da sola, partendo da zero, senza conoscenze, o famiglia o amicizie e ne sono molto fiera e orgogliosa. La mia vita ormai è qua, mi piace molto, ho una casa, un lavoro, una famiglia fatta di noi 2 più il micio, ho una stabilità, non mi sento più in campeggio come hai primi tempi.
Ma, nonostante tutto, non riesco ancora a sentirmi a casa. Nella vita quotidiana c’è sempre una piccola cosa che mi fa ricordare che questa non è casa mia. Non mi riferisco a commenti di altre persone, ma cose di tutti i giorni: da una parola non capita, da Google translate sempre aperto sia per tradurre dall’italiano all’inglese e viceversa, dalle pugnalate allo stomaco quando qualcuno non capisce quello che dici perché il tuo accento aimé c’è l’hai e te lo tieni, dalle battute mancate, dalla colazione senza biscotti, dal pranzo fatto di sandwich, dal caffè a forma di vasca da bagno, alla cena davanti alla TV. Sono partita 15 anni fa con l’intenzione di rimanere fino a Natale… ma adesso? È questo il mio punto di arrivo?!

Vivere all’estero è molto bello, da un sacco di soddisfazioni e apre la mente a cose del tutto diverse e nuove, ma alle volte lo trovo molto difficile.

A parte la quotidianità nel doversi abituare a nuovi usi, costumi e lingua, per me è una continua battaglia su dove e come sentirsi a casa, su dove mettere e piantare radici, su dove fermarsi e dire: “Adesso sono a casa e mi rilasso”. Mi sembra che la mia vita all’estero sia una situazione temporanea, e la mia mente fa a pugni con il cuore su quello che è giusto e sbagliato, se vivere qua e accettare le tradizioni e dimenticare casa, oppure non dimenticare casa, perché il cuore vuole casa. 

Sia chiaro: sto bene qua, rifarei tutto da capo, non rimpiango nessuna delle mie scelte. Non riuscirei ad immaginarmi senza il mio English Man e il suo modo di darmi e farmi sentire a casa. 

Ma ogni volta che l’aereo tocca il suolo italiano mi viene il magone, penso: “Chissà come sono, cosa c’è di nuovo, Chissà se sono invecchiati, Chissà cosa mi sono persa”.
Ma anche ogni volta che riparto e l’aereo sta per decollare, altri mille pensieri e un altro magone: “Chissà se li rivedrò ancora?!”.

Da quando mi sono trasferita, ho creato un muro emotivo per non permettere alle emozioni di entrare e bloccarmi nel ripartire, so che se avessi fatto entrare quelle emozioni sull’aereo non ci sarei più salita per raggiungere la mia vita. Così piano piano con gli anni mi sono allontanata dalla mia famiglia, non so più nulla della loro quotidianità, di quello che gli piace e non piace, non so più cosa succede, le risate, le tristezze, i problemi. E so che non sono solo io ad aver creato questo muro, ma anche loro hanno messo queste mattonelle emotive per evitare che la lontananza ci mandasse nel pallone.

Alle volte mi ritrovo a pensare: “Ma se uno di loro venisse a mancare, me ne accorgerei? Mi renderò conto che non ci sono più o la distanza mi farà dei giochetti mentali e farmi credere che sono solo distanti?!” E il solo pensiero mi terrorizza e mi fa venire le lacrime agli occhi. 

Non metto in dubbio che questi pensieri li provano anche persone che vivono in Italia. Pero’ sembra sentito più forte quando si abita a 1,848 Km di distanza a 18 ore e 11 minuti di macchina (sponsor by Google maps).

Mi si stringe il cuore quando sento amiche o colleghe dire: “Sono stata a cena con mia mamma” oppure “Sono andata a teatro con mia sorella” oppure “Mio papa’ mi ha aiutata a fare cosa X” perché anche io vorrei essere e sentirmi figlia sempre e non solo part-time quando vado in “vacanza” in Italia.

Vorrei passare la domenica ad andare a trovare la nonna, mia sorella, i miei nipoti o a bere un caffè con mia mamma durante una pausa di shopping, oppure chiedere a mio papa’ di aiutarmi a sistemare la cucina o a fare il buco nel muro per mettere la porta per il gatto. Mi manca essere figlia, nipote, sorella, zia, cugina. Queste sono le cose che mi mancano di più dell’Italia

Forse queste emozioni si stanno facendo sentire adesso perché rientro a casa a Natale per la prima volta dopo 8 anni. E penso di avere un po’ paura di scoprire che il Natale di oggi, e’ molto diverso dal Natale di 8 anni fa: ci saranno personcine nuove ad aprire i regali sotto l’albero con gli occhi eccitati per vedere cosa ha portato Babbo Natale, ma non ci saranno più altre persone a tavola a festeggiare con noi, e per me è il “primo” Natale senza di loro. 

Le mie memorie e ricordi sono rimasti a 15 anni fa, e ogni volta che rientro c’e’ uno shock nel riscoprire che tantissime cose si sono evolute e cambiate. Quell’equilibrio lasciato a casa, ora è cambiato e non ce più. E così mi sento squilibrata sia qua che là.

Pensavo che comprando casa avrei trovato un po’ di pace. Da un lato, sì assolutamente, ma dall’altro faccio ancora progetti per andare via e la Brexit con tutto il suo casino non aiuta. Ma non tornerei a vivere in Italia, dopo aver visto quello che c’è al di la delle Alpi e del Mediterraneo, vorrei provare nuove culture e nuove avventure. Lo so lo so, sono un bellissimo controsenso.

Comunque penso che se fossi ancora in Italia mi farei le stesse domande e avrei le stesse incertezze, perché una volta gustata la vita all’estero è difficile non voler riprovare quel sapore.

Insomma sono straniera a “casa mia” e straniera nella “mia nuova casa”, forse un giorno riuscirò a definire la parola casa e a placare l’irrequietezza che mi tormenta. Forse un giorno riuscirò a crescere e a separarmi e prendere il volo senza sentirmi ne in colpa e ne nostalgica.

“Non esiste separazione definitiva finché esiste il ricordo”
Isabel Allende

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12 risposte a "Ma casa dov’è?"

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  1. Cara amica virtuale, ti capisco bene, siamo partite più o meno alla stessa età e pure io mi faccio ancora queste domande. Ammetto che da quando ho l infanta imperatrice e i canidi, mi sento più a casa qui, ma allo stesso tempo mi struggo ancora di più perchè vorrei poterla portare in Italia dai nonni e dai miei amici che non l’hanno nemmeno mai vista. Una cosa to posso dire : quando è venuta a mancare mia nonna, è stato terribile e non c’è stato niente che la distanza abbia potuto fare per ingannare la mia mente. Un abbraccio forte e goditi gli affetti e tutto il resto

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    1. Grazie cara! Mi ci sono voluti un po’ di anni per mettere in parole quello che pensavo, e ho scritto questo post ben 3 volte con paure strappalacrime. Non vedo l’ora di andare a casa ma ho già iniziato con il mio solito tran tran emozionale. Un abbraccio, spero riuscirai a tornare a casa presto e fare conoscere la tua piccola alla tua famiglia e amici x

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        1. È andata bene, molto diverso da quello che mi aspettavo… Le cose sono cambiate e anche le persone. Ogni volta ho un periodo di “lutto” appena rientro in UK, e’ come se qualcosa si spegnesse dentro, e mi sento come se fossi tornata in me ma devo ritornare in me ma versione inglese (complicato da spiegare), ma poi passa. Quanti anni è che non rientri a casa?

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          1. Hai spiegato molto bene. E’ una sensazione molto strana quella di tornare dopo essere stati in patria con la famiglia e gli amici, la città in cui vivevamo in una vita precedente… Sono tre anni che non torno e, benchè ne abbia moltissima voglia, davvero mi chiedo che shock sarebbe a questo giro. Già quando tornavo una volta all’anno trovavo sempre cambiamenti al mio arrivo, dopo tre…

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  2. Non mi sono mai trasferita all’estero, ma in parte (e sottolineo in parte!) posso capire come ti senti. Anche per me il Natale è rimasto fermo ad anni fa.
    Ora ci sono nuovi visi, nuovi posti da vedere, persone che non ci sono più. Ed ogni anno la consapevolezza che non si torna indietro peggiora.

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  3. Da expat in Belgio (solo due anni) ti capisco al 100%, ogni senso di colpa e paura. E il mio terrore più grande é che, magari, questo sentirsi in questo modo potrebbe non passare mai. Io sto benissimo dove vivo, e quando torno a casa mi rendo conto di tutto quello che mi mancherebbe: prospettive, possibilità, qualità di vita… Ma come vedi, ho scritto “a casa”: finché c’é la famiglia, il cuore é sempre qua. Io al tuo contrario combatto per distruggere ogni muro. Dico tutto, voglio sapere tutto, essere partecipe di tutto e anche se solo per 72 ore, al massimo ogni 60 giorni devo tornare, altrimenti non respiro. E non perché io stia male, ma per questa sorta di necessità di rassicurazione che “casa mia” sia ancora come nei ricordi, non sfumi e non scompaia nella memoria. E’una vita incasinata, a volte mi chiedo perché l’abbiamo scelta!!

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    1. Già hai ragione, finché c’è famiglia casa rimane sempre là.. sono rientrata ieri sera e oggi ho il mio periodo di “lutto” … Ogni volta che torno a casa in UK dopo l’Italia sono sempre di cattivo umore, ma passerà, come ogni volta … Abbiamo una vita piena di avventure, opportunità etc ma non vuol dire che sia sempre semplice 😉 grazie del commento, mi fa piacere sentire l’opinione di altre persone nella mia situazione, e anche se non placa l’irrequietezza mi fa piacere sentire che non solo solo io a sentirmi così 😉 un abbraccio e buone feste

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  4. Ciao, credo sia la prima volta che commento ma leggo cose molto vicine al mio modo di pensare e sentire. Per me il “click” è avvenuto quando ho capito che non dovevo più sforzarmi di definirmi. Sono italiana, amo la mia famiglia e i momenti che passo con loro, cerco di tornare almeno ogni sei mesi, E sono anche quella che è partita 13 anni fa. Sono sempre stata malinconica e introspettiva, per cui ad un certo punto ho smesso di pensare “Starei meglio qui o lì” e a considerare queste riflessioni e nostalgie come parte di me. Magari un giorno tornerò, magari no, ma è bello avere “casa” in cuori lontani e sono contenta che nella mia testa ci sia spazio per tutti.
    Certo, la lontananza impone rinunce anche molto dolorose e difficili. Non sto dicendo che la mia vita da quando ho capito che anche se non mi definisco sto bene, sia tutta rose e fiori, ma almeno è un po’ più facile. Un abbraccio

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    1. Ciao, grazie per il bel messaggio. Mi sono resa conto che ho scritto questo post quasi un anno fa.. ed e’ da tanto che non aggiorno il mio blog. Pure io ti seguo e leggo con piacere 😉 Penso che i momenti nostalgici vanno e vengono, come le montagne russe. Al momento sto bene, come dici tu non mi sono chiesta più nessuna domanda (da quasi un anno), tante cose sono cambiate e stanno cambiando. Un abbraccio e a prestissimo

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